deruyter

Derive futuristiche - Approdi perigliosi
domenica, 20 aprile 2008

A Bertolt Brecht

Penso a qualche strano posto

(Svezia o Danimarca), un paesaggio

nordico alla finestra, il poco tabacco

rimasto, la bottiglia di Cognac, sul tavolo

gli occhiali e quei fogli che hai riempito

stamattina. Oltre i vetri solo neve, bruma

arrugginita e spenta. Silenziosa la poesia

riscalda la tua vita, operando resistenza

alla fatica desolata di procedere nel dubbio,

di rischiare il passo falso. L’oscuro

progresso che si avvera nel reale, nel procedere

una storia che in sé trascina una vecchia corona

di spine, e una croce che diventa uncinata.

 

Inumana la vita scorreva in quei giorni,

una terra bruciata incendiava le strade,

chiara parola nella nera guerra tu indicavi

un’altra strada. Chiara parola nella nera

vita la poesia si ferma ad aspettarti,

ti invita alla sua danza in chiaroscuro

brancolare, mentre frughi nelle tasche

a caccia dei sogni e dei misteri da svelare.

 

94-marlene-dietrich

postato da Deruyter alle ore 19:18 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 15 aprile 2008

Nenia

Per questa via, per questa strada di mezzo,

Disarmato di pietà schivo l’intoppo, reggo

Il reale disastro, il periodo di stato permanente.

S’assesta in onda quadra il sisma lunatico

Si spegne a fasi soniche il dilemma, la voce

Si stringe in domanda negata. Futura e distante

In equivoca sorte un’altra risposta si aggiunge

Alla notte benevola e insonne, e mi appoggio

Alla fine, chiudo in sincrono le luci di controllo

E mi adagio senza guerra e senza pace.

 

industrial disease

postato da Deruyter alle ore 16:36 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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martedì, 15 aprile 2008

Lo straniero

- Uomo misterioso, di': chi ami di più? Tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?

- Non ho nè padre nè madre nè sorella nè fratello.

- I tuoi amici?

- Usate un termine il cui senso m'è rimasto fino ad oggi sconosciuto.

- La tua patria?

- Ignoro sotto qual latiudine sia.

- La bellezza?

- Dea e immortale, l'amerei volentieri.

- L'oro?

- Lo odio come voi odiate Dio.

- Eh via, che ami dunque, straordinario straniero?

- Amo le nuvole... le nuvole che passano...laggiù... laggiù...le nuvole meravigliose!

Charles Baudelaire, Piccoli poemi in prosa.

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postato da Deruyter alle ore 16:01 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, 13 aprile 2008

Sorry, this...

O questo vivere mesto, questo andare ripetuto

E modesto nella secca via del mio incerto

Mestiere, nella scomoda strada che il giorno

Appiattisce e dirada e passa alle sere

 

La mano a venire, la carta vincente nascosta

Nell’angolo astuto che invento la notte

Quando oscura la sorte traveste i miei sogni

Da pazzo e li illumina in muto colore…

 

Ma, vedi, amore, è soltanto un dolore acuto

E conviene alla fine questo sordo saluto

Per vedere poi schiudersi ogni seme

Per vedere nell’amore quanto bene…

il rigatino

postato da Deruyter alle ore 18:31 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, 13 aprile 2008

Self evident

Parlavo della fine, pensavo ad un principio

Differente, un più duttile e durevole futuro

Moralmente convincente. Ogni arbitrio

Deve fondersi in sorgente di fervore, ogni

Istanza raffreddarsi nella neve sotto i passi

Crepitante. Stato di grazia, stato di angoscia

Evaporata in negligente accuratezza, mezza

Estate permanente. Spazio morto, punto

Cieco in lontananza. Mi rimetto all’apparenza

Del parvente, alla stessa acquasantiera chino

Il capo. So che questo è solo il retro del messaggio.

So che il resto in qualche modo si trascina

Di colore in colore, di grigio e di blu.

index

postato da Deruyter alle ore 17:19 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, 13 aprile 2008

Bisogna strappare la gioia ai giorni futuri

rodchenko_mayakovsky_standing

postato da Deruyter alle ore 17:03 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, 13 aprile 2008

Minima Zeraglia

Si trattava di povera sciocchezza. Di passione

Genitale. Tutto il male patito, l’ardore fetale

E odoroso era stupido zelo, minima zeraglia.

La storia non suffraga la leggenda, la deraglia

E l’abbandona in infinita pena, in terrore finale.

Ora i pugni sono in tasca e la notte è religione,

È miseria barricata. Si trattava di pietà concreta.

Di intenzioni pilotate dalla parte del mistero

Rosa e nero della pioggia, di tristezze disgraziate

E compiaciute, di moventi, di poesia analfabeta.

Come pietra eterna posano sul mio sentiero

I giorni che riempiva quella luce quell’estate.

postato da Deruyter alle ore 16:53 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, 13 aprile 2008

Pentadramma

I giorni neri diventano grigi e tutto cammina

Nel solido mondo qui intorno. Le tracce

In silenzio si appoggiano piane, la cima

Del tedio ci aspetta e tutto è risolto. Minacce

 

Di morte, saluti, bugie, tutto in codice binario

Allungato e stolto, reliquiario dell’etica, gira

Tutto come una trottola, e io al contrario

Non ho pazienza. Nel miope cielo io difetto di mira

 

E sparo a quell’angolo inutile e stolto, imbraccio

Un giocattolo in versi, inquadro il bersaglio, lo punto.

Mi firmo De Ruyter stanotte, mi spengo nel ghiaccio,

 

Lo faccio per farmi un favore e scrivo il riassunto

Di giorni più grigi che neri, misteri da poco, rifaccio

I miei conti a memoria, a spettacolo chiuso, ad incasso

       raggiunto…

postato da Deruyter alle ore 16:37 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, 13 aprile 2008

Variazioni Goldberg

Ma dov’ero, dunque, la sera precedente

Se nera mattina mi attende splendente

Di nebbia e di gente? Remota distanza

Che copre la luce di lampada accesa

E il chiuso lampione. Sapessi soltanto

La musica, il farsi più niente

Del piano suonato, variato

Da mani più fredde del vento

Di un eskimo artista ingobbito

Che traccia col dito levato l’immagine

Pura, il farsi disegno del suono

Sognato nel secolo antico che pure

Rinasce d’incanto nell’angolo amico

Che ospita muto il poeta ferito.gould-glenn

postato da Deruyter alle ore 13:47 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, 13 aprile 2008

Sunday morning

… e così le chiesi come mai? E lei non

disse niente con gli occhi bassi e le labbra

chiuse, come un miracolo, un singolo respiro

di fiato affannato il mio grido restava spento…

era la sera, ricordo, a giocare con le vite quella

sera, era la notte a respirare piano, era il cielo

che tremava, non solo la mia mano, non solo

la mia voce, non solo la mia vita…

era il cielo tutto che tremava, era la mia voce,

eri anche tu.

                    Quella sera era tutto che tremava.

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